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F. David Peat

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Pari Center for New Learning (Centro Studi e Ricerca di Pari)
Programma Metanexus per le Iniziative Locali

La guerra: ieri e oggi


I seminari a Pari relativi al rapporto tra scienza e religione si articolano su due piani: da un lato incontri a scadenza mensile aperti al pubblico locale, dall'altro, meeting con un ristretto numero di partecipanti e rivolti a professionisti della scienza e della teologia.

L'iniziativa ha ottenuto un'eco in un'area molto più vasta di quanto ci si attendesse nel momento in cui si è iniziato a pubblicizzare l'iniziativa: da Napoli a Pisa, da Firenze a Modena. Contatti molto significativi sono stati stabiliti con alcuni Dominicani di Napoli attivamente impegnati nel dialogo tra scienza e religione, con una comunità monastica di Siloe che ha intrapreso numerose iniziative sul dialogo inter-religioso e con un gruppo di scienziati di Pisa che sono attualmente impegnati in un confronto con il mondo della fede.

Il primo meeting del 2003 " Guerra: iere e oggi" si è svolto il 15 gennaio ed ha riguardato il tema dei conflitti bellici, conoscendo una partecipazione massiccia. David Peat ha aperto l'incontro con un intervento sui paradossi insiti nel ruolo della religione e della scienza nel fenomeno della guerra. La maggior parte degli scienziati ritiene che il lavoro scientifico debba essere intrinsecamente di carattere transnazionale, superando i confini politici e religiosi e presentando una visione quanto più oggettiva possibile della realtà. Inoltre, i prodotti della scienza e della tecnologia dovrebbero essere di beneficio a tutta l'umanità, al di là delle bandiere e dei credo.

Il primo paradosso risiede nel fatto che personaggi del mondo scientifico quali Joseph Rotblat e Albert Einstein si sono schierati apertamente e in modo vigoroso contro l'istituzione della guerra, così pure come Pugwash, associazione di scienziati che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1995. Allo stesso tempo però proprio la scienza e la tecnologia sono le maggiori responsabili della creazione di strumenti di sterminio di massa quali la bomba atomica, le armi chimiche, i missili, le mine e altre sofisticatissime armi anti-uomo di nuova generazione. Sarebbe sufficiente ricordare le parole di Oppenheimer relative agli esperimenti sulla prima bomba atomica ("Ora la scienza conosce il peccato originale"), oppure l'ammissione retrospettiva di alcuni scienziati coinvolti nel Progetto Manhattan di essersi sentiti spinti e motivati nella ricerca dalla sfida scientifico-tecnologica che trascende ogni considerazione etica o sociale.

Il secondo paradosso è quello legato al messaggio di pace che le religioni hanno messo al centro della loro predicazione, e al fatto che, ciò nonostante, sin dai tempi più remoti, quelle stesse religioni sono state assai spesso in primo piano nei conflitti. Come si è già scritto, la religione può facilmente diventare un'arma nelle mani dei poveri e degli oppressi. L'idea della Jihad o quella della Guerra Santa sono state menzionate durante l'incontro e si è sottolineato come Maometto ritenesse che la vera Jihad non fosse contro l'Altro, ma avvenisse nel cuore di ognuno, come guerra privata e personale tra bene e male dentro l'essere umano.

Numerosi interventi si sono susseguiti. Silvia Landi, direttore di Amnesty International per la Toscana, ha parlato di conflitti in diversi paesi, puntando il dito contro il pericolo che l'uso della parola "terrorista" diventi un paravento per giustificare l'oppressione da parte di governi non democratici e regimi dittatoriali. Ha, inoltre, affrontato il tema della tortura e della violazione dei diritti umani. A tal proposito ha letto la relativa Dichiarazione delle Nazioni Unite, sottolineando come molti di questi diritti siano effettivamente violati. Silvia Landi non ha mancato di ricordare gli sforzi in positivo che si stanno attuando, specialmente con la creazione di nuove leggi e convenzioni che limitino l'esportazione di armi, l'uso di mine e promuovano le ispezioni trasparenti nei luoghi di detenzione per verificare l'effettivo rispetto delle norme anti-tortura.

Virginia del Re della Casa della Donna di Pisa ha parlato del movimento delle Donne in Nero, iniziato in Israele quando un gruppo di donne vestite di questo colore si riunirono in diverse città per manifestare contro l'istituzione della guerra semplicemente restando in piedi in silenzio. Manifestazioni simili sono oggi all'ordine del giorno in molte città europee.

Padre Jose Adriano Ukwatchali, un parroco dell'Angola, ha fornito una drammatica testimonianza degli effetti della guerra civile vissuta in prima persona. Il sacerdote ha rischiato la sua vita in molte occasioni per salvare bambini, trasportare civili feriti, riaprire un ospedale, o addirittura battendosi con le autorità per far rispettare diritti elementari quali quelli della sepoltura dei cadaveri. Ha raccontato di come una volta, inviato in una regione remota per celebrare la Messa, avesse trovato la popolazione allo stremo a causa della guerra. Riportato il fatto al vescovo si rifiutò di celebrare la funzione finché quella gente non fosse stata rifocillata, perché non ci può essere una celebrazione e una festa come dovrebbe essere la Santa Messa mentre si muore di fame.

Egidio Grande, direttore del gruppo Amnesty International di Siena ha relazionato sulle radici e le origini della guerra e sulla necessità di trovare mezzi alternativi per risolvere conflitti e dispute.

Il dr. Roy McWeeny, un fisico emerito dell'Università di Pisa, ha commentato che povertà, ignoranza e desiderio di potere messi insieme non possono che portare alla corruzione, creando così un fertile terreno per tensioni e conflitti. Ha puntato i riflettori sulla quantità di denaro che viene speso ogni giorno sugli armamenti, sottolineando gli effetti assai più radicali e positivi che una tal somma potrebbe avere sulla condizione dei paesi poveri.

Luciano Fiordoni, un economista di Siena, ha ricordato la necessità di progredire nella ricerca di nuovi modelli economici.

Il dibattito è continuato vivacemente durante la cena che ha seguito l'incontro, e nei giorni seguenti tra la gente di Pari. Qualcuno ha fatto notare come gli interventi gli avessero "aperto la mente e il cuore". Il Presidente dell'Associazione Sette Colli (associazione pro-loco per il paese di Pari) ha riconosciuto che, sebbene un gruppo ristretto come gli abitanti di Pari, così come altri gruppi di pari entità, non possa influenzare le scelte dei potenti del mondo, può però fare qualcosa di pratico per aiutare chi, come padre Ukwatchali ed altri, rischiano la vita ogni giorno per dare aiuto e conforto nei paesi poveri e travagliati dalla guerra.

 
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