Tao: I Racconti della via
Shantena Augusto Sabbadini
§ IL DAO SENZA NOME
La realtà ultima non si lascia catturare dalle parole. L'esperienza ultima è comunicabile solo in silenzio.
*L'eterno Dao
Il Dao di cui si può parlare non è l'eterno Dao,
il nome che si può pronunciare non è l'eterno nome.
Innominato, è l'origine del cielo e della terra.
Nominato, è la Madre delle miriadi degli esseri.
Eternamente privo di desideri,
puoi coglierne l'essenza segreta.
Eternamente immerso nel desiderio,
puoi coglierne le manifestazioni.
Queste due cose hanno la stessa origine
e differiscono solo nel nome.
L'origine è il mistero,
mistero in seno al mistero,
la porta dell'essenza segreta.
(Lao Zi, 1)
*Ritorna al Dao delle origini
Guardando, non lo vedi: è detto ‘evanescente'.
Ascoltando, non lo odi: è detto ‘silenzioso'.
Toccando, non riesci ad afferrarlo:
è detto ‘inafferrabile'.
Queste tre qualità sono inscindibili
Il suo sorgere non è luminoso
e il suo calare non è oscuro.
Innominabile, in esso le cose
ritornano eternamente allo stato di vuoto.
Forma senza forma, immagine senza contorni,
è detto ‘indistinto'.
Se gli vai incontro non ha capo.
Se lo segui non ha coda.
Ritorna al Dao delle origini
per essere padrone del momento presente.
Questo è detto ‘il filo conduttore del Dao'.
(Lao Zi, 14)
*La grande immagine
A colui che possiede la grande immagine
tutto il mondo accorre.
Accorre e non subisce danno,
bensì trova pace e sicurezza.
Musica e buon cibo inducono il viaggiatore a fermarsi.
Ma le parole del Dao non hanno sapore.
Guardando, non lo vedi.
Ascoltando, non lo odi.
Ma il suo uso è inesauribile.
(Lao Zi, 35)
*La conoscenza degli antichi
La conoscenza degli antichi era profonda. Quanto profonda? Tanto profonda che in origine non riconoscevano neppure l'esistenza delle cose. Questa è la conoscenza ultima, a cui nulla si può aggiungere. Poi riconobbero l'esistenza delle cose, ma ancora si astennero dal distinguerle. Poi cominciarono a tracciare distinzioni, ma ancora non pronunciarono giudizi. Quando vennero i giudizi, il Dao andò perduto. E quando il Dao andò perduto nacquero le preferenze personali.
(Zhuang Zi, II)
*Distinzioni
Ora, ho qualcosa da dire. Non so se quello che dirò è analogo a quello che dicono gli altri. In un certo senso non lo è. In un altro senso lo è e non c'è differenza fra ciò che dico e ciò che dicono gli altri. Comunque sia, cerco di spiegarmi.
C'è un inizio e non c'è un inizio. Non c'è un non inizio. C'è l'essere e c'è il non essere. Non c'è il non essere. Non c'è il non non essere. Ecco che improvvisamente mi trovo davanti alla distinzione fra essere e non essere. Eppure, fra essere e non essere non so che cosa sia veramente essere e cosa sia veramente non essere.
Ho appena detto qualcosa, ma non so se ciò che ho detto veramente dice qualcosa o non dice qualcosa.
Nulla al mondo è più grande della punta di un pelo autunnale e il monte Tai è minuscolo. Nessuno è più longevo di un neonato morto e Peng Zi è morto prematuramente. Cielo e terra sono nati con me e le miriadi degli esseri sono una cosa sola con me.
Se tutto quanto è unità, che cosa si può dire? Ma se ho appena parlato di unità, non è questo già dire qualcosa? L'unità e ciò che se ne dice fanno già due e questi due più l'uno originario fanno tre. Procedendo così, neppure il più abile calcolatore è in grado di andare fino in fondo, figuriamoci una persona comune! Se partendo dal non essere per andare verso l'essere arriviamo già a tre, dove arriveremo se partiamo dall'essere? Meglio non partire affatto e lasciare che le cose siano semplicemente ciò che sono.
Il Dao non ha distinzioni. La parola non si applica all'eterno. Per via della parola nascono le distinzioni. Voglio dire qualcosa delle distinzioni. C'è la destra e la sinistra, ci sono le discussioni e i giudizi, le demarcazioni e le argomentazioni, le emulazioni e le contese. Queste sono le ‘otto virtù'. Di ciò che è al di là del mondo il saggio non discute, benché non ne neghi l'esistenza. Di ciò che è nel mondo discute, ma non giudica. Della storia e delle cronache degli antichi re giudica, ma non litiga. Quando ci sono divisioni, c'è l'indiviso; quando ci sono distinzioni, c'è l'indistinto. Cosa significa ciò? Il saggio abbraccia tutte le cose, la persona comune discrimina e cerca di convincere gli altri.
Del grande Dao non si può parlare, le grandi distinzioni non sono enunciabili, la grande benevolenza non è intenzionalmente benevola, la grande modestia non è intenzionalmente umile, il grande coraggio non aggredisce. Il Dao che viene spiegato non è più il Dao. Le distinzioni formulate in parole non sono mai sufficienti. Se la benevolenza diventa una norma costante, cessa di far del bene. La modestia che si esibisce non è affidabile. Il coraggio che aggredisce non è completo. Queste cinque cose sono in sé rotonde, ma tendono a diventare quadrate.
Perciò la comprensione che si ferma davanti a ciò che non comprende è perfetta. Chi comprende le distinzioni senza parole e il Dao senza nome è detto ‘il vaso celeste'. Per quanto versi in esso, non è mai pieno; per quanto attingi a esso, non è mai vuoto; eppure egli stesso non sa come ciò possa accadere. Questo è detto ‘preservare la luce'.
(Zhuang Zi, II)
*Organizzare è distruggere
Il re del mare del sud si chiamava Rapido, il re del mare del nord si chiamava Impulsivo e il re del regno di mezzo si chiamava Caos. Rapido e Impulsivo si incontravano spesso nel regno di Caos, che offriva loro un'ospitalità generosa. Perciò si consultarono su come potessero ripagarne la gentilezza e pensarono a una piacevole sorpresa.
“Tutti gli uomini,” dissero, “hanno sette aperture per vedere, udire, mangiare, respirare. Solo Caos non ne ha nessuna. Facciamogli qualche buco.”
Cominciarono a trapanare buchi nella testa di Caos, un buco al giorno. Ma il settimo giorno Caos era morto.
(Zhuang Zi, VII)
*La ricerca del Dao
Conoscenza partì verso il nord alla ricerca del Dao. Giunse alle rive del Mare Oscuro e si arrampicò sulla montagna Altezze Nascoste. Lì incontrò Non Fare, il Silenzioso.
“Ci sono tre domande che voglio porti,” disse Conoscenza. “La prima è: con quali tecniche di concentrazione o di meditazione posso arrivare a conoscere il Dao? La seconda: in quale eremo, con quali pratiche ascetiche posso trovare riposo nel Dao? E la terza: per quale via, con quale metodo posso arrivare al Dao?”
Queste erano le tre domande di Conoscenza. Ma Non Fare, il Silenzioso, non rispose. Non solo non rispose: non sapeva neppure come rispondere!
Non avendo ottenuto risposta, Conoscenza si diresse verso il sud, raggiunse le rive del Mare Luminoso e si arrampicò sulla montagna Dubbi Risolti. Lì incontrò Impulso Irriflesso e gli sottopose le stesse tre domande. “Ah, certo!” esclamò Impulso Irriflesso. “Te lo dico subito!” Aprì la bocca per dire qualcosa, ma aveva già dimenticato cosa stava per dire.
Non avendo ottenuto risposta, Conoscenza ritornò verso il centro, si diresse verso il palazzo imperiale e ottenne udienza dall'Imperatore Giallo. Gli sottopose le tre domande. L'Imperatore Giallo rispose: “Solo quando non c'è più né concentrazione né meditazione puoi arrivare a conoscere il Dao. Solo quando non abiti in alcun luogo e non pratichi alcunché puoi trovare riposo nel Dao. Solo quando non segui alcuna via e non hai alcun metodo puoi arrivare al Dao.”
Conoscenza disse: “Tu lo sai e ora anch'io lo so. Ma gli altri due che ho interrogato non lo sapevano. Chi è nel vero?”
L'Imperatore Giallo disse: “Solo Non Fare, il Silenzioso, è perfettamente nel vero. Impulso Irriflesso ha un'apparenza di verità. Ma tu e io non ci avviciniamo neppure alla verità. Quelli che sanno non parlano e quelli che parlano non sanno; il saggio insegna senza parole.”
Quando questa conversazione fu riferita a Impulso Irriflesso egli si dichiarò d'accordo con l'Imperatore Giallo.
Non sembra che Non Fare, il Silenzioso, abbia mai sentito parlare della cosa né che abbia fatto alcun commento.
(Zhuang Zi, XXII)
*Non essere
Luce Brillante chiese a Non Essere: “Esisti o non esisti?”
Non Essere non rispose. Luce Brillante contemplò fissamente la forma del suo interlocutore: tutto era vuoto e oscurità. Per tutto il giorno guardò senza vedere nulla, ascoltò senza udire nulla, protese la mano senza toccare nulla.
“Supremo!” esclamò Luce Brillante. “Posso concepire l'esistenza del non essere, ma non riesco a concepire la non esistenza del non essere. Eppure questo è un non essere inesistente. Come è possibile raggiungerlo?”
(Zhuang Zi, XXII)
*Prima del cielo e della terra
Ran Qiu chiese a Confucio: “È possibile sapere cosa c'era prima del cielo e della terra?”
“Sì,” rispose Confucio. “Il passato è uguale al presente.”
Ran Qiu si ritirò senza chiedere altro. Il giorno dopo tornò a far visita a Confucio e gli disse: “Ieri ti ho chiesto se sia possibile sapere cosa c'era prima del cielo e della terra e tu mi hai detto: ‘Sì, il passato è uguale al presente'. Ieri mi è sembrato chiarissimo. Oggi mi sembra profondamente oscuro. Posso osare chiederti cosa significa?”
Confucio rispose: “Ieri ti era chiaro perché la tua intuizione ha accolto immediatamente le mie parole. Oggi ti sembra oscuro perché cerchi di capirlo con qualcos'altro che non è la tua intuizione. Non c'è né passato né presente, né inizio né fine. Come potrebbero esistere dei figli e dei nipoti se non fossero precedentemente esistiti dei figli e dei nipoti?”
Ran Qiu non aveva ancora risposto quando Confucio soggiunse: “Non rispondere! Non dipendono forse vita e morte l'una dall'altra? Entrambe hanno in sé ciò che le rende un'unità. Ciò che esisteva prima del cielo e della terra è forse una cosa? Ciò che fa sì che le cose siano cose non è una cosa. Ogni cosa che emerge è sempre preceduta da altre cose, e queste da altre ancora, e così via, senza fine. Questa è la base dell'amore del saggio per tutti gli esseri.”
(Zhuang Zi, XXII)
*L'uomo con cui vorrei parlare
La nassa serve a prendere il pesce; quando il pesce è preso, puoi dimenticare la nassa. Il laccio serve a catturare la lepre; catturata la lepre, puoi dimenticare il laccio. Le parole servono a comunicare l'idea; quando l'idea è compresa puoi dimenticare le parole.
Dove posso trovare un uomo che abbia dimenticato le parole? Quello è l'uomo con cui vorrei parlare.
(Zhuang Zi, XXVI)
*L'eco del nulla
Nel libro dell'Imperatore Giallo è detto: “Quando una forma si muove, essa non genera una forma, ma un'ombra. Quando un suono si muove, non genera un suono ma un'eco. Quando il nulla si muove, non genera il nulla, ma l'essere.”
Ciò che ha forma deve finire. Finiranno dunque il cielo e la terra? Finiranno con me. Ci sarà mai una fine della fine? Non lo so. Finirà mai il Dao? Non ha mai avuto un inizio. Sarà un giorno inesistente? Non è mai esistito.
Tutto ciò che nasce ritorna al non nato, tutto ciò che ha forma ritorna al senza forma. Ma questo ‘non nato' non è ciò che è fondamentalemente Non Nato, questo ‘senza forma' non è ciò che è fondamentalemente Senza Forma. Tutto ciò che è nato è intrinsecamente destinato a finire. Ciò che finisce non può far altro che finire, come ciò che nasce non può far altro che nascere. Desiderare di vivere per sempre e non aver fine è ingannarsi sulla natura intrinseca delle cose.
Lo spirito appartiene al cielo, le ossa appartengono alla terra. Ciò che appartiene al cielo è sottile e si disperde, ciò che appartiene alla terra è denso e si compatta. Quando lo spirito si separa dal corpo, ciascuno dei due ritorna al proprio stato originario. Per questo gli spiriti sono detti gui : gui significa ‘uno che è tornato a casa'. Sono tornati alla loro vera dimora.
L'Imperatore Giallo dice: “Quando il mio spirito ritorna a casa e il corpo ritorna alle sue radici, come può restare qualcosa di me?”
(Lie Zi, I)
*Possedere il Dao
L'imperatore Shun chiese a un ministro: “È possibile possedere il Dao?”
“Non possiedi nemmeno il tuo corpo,” rispose il ministro, “come potresti possedere il Dao?”
“Se il mio corpo non mi appartiene, di chi è dunque?”
“È la forma che cielo e terra ti hanno temporaneamente affidato. La tua vita è un equilibrio fra gli elementi, concessoti per un certo tempo da cielo e terra. La tua natura e il tuo destino non ti appartengono: ti sono stati assegnati da cielo e terra. I tuoi figli e nipoti non ti appartengono: cielo e terra hanno fatto sì che li deponessi dal tuo corpo come un insetto depone la spoglia. Vai senza sapere dove vai, ti arresti senza sapere dove sei, sei nutrito senza sapere come. Sei il respiro di cielo e terra, l'inspirazione e l'espirazione. Come potresti possedere tutto questo?”
(Lie Zi, I)Sul tema del Dao come Madre, vedi anche La Madre del mondo e Il nutrimento della Madre .
Sulla natura caotica del Dao, vedi anche Organizzare è distruggere e Il nutrimento della Madre .
Sul tema del ritorno vedi anche L'eco del nulla , Ritornare alle radici , L'origine , Viaggiatori smarriti , Umiltà , La Madre del mondo , Il traboccare del Dao , Un viaggio di mille miglia , Unità , Gli antichi maestri , Tre amici .
In questo e in vari altri passaggi dello Zhuang Zi c'è una marcata ironia nei confronti delle elaborate disquisizioni dei logici dell'epoca.
Sul tema essere e non essere vedi anche Non essere , L'origine e Complementarità .
Questa è una serie di paradossi. Si riteneva che il pelo degli animali divenisse particolarmente fine in autunno. Peng Zi è il Matusalemme della mitologia cinese. In un altro passaggio del Zhuang Zi gli viene attribuita una durata di vita di diciannove secoli.
Sul tema del ‘vaso inesauribile' vedi anche Il vuoto inesauribile .
Huang Di, l'Imperatore Giallo, è uno dei mitici fondatori della civiltà cinese. Avrebbe regnato, secondo la tradizione, dal 2698 al 2598 a.C. A lui la leggenda attribuisce il Nei Jing , il ‘classico della medicina interna', e molte invenzioni, fra cui quelle dei veicoli a ruote, delle imbarcazioni e della ceramica.
Quest'ultima frase è un'aggiunta di Thomas Merton nella sua pregevole libera versione di testi di Zhuang Zi intitolata The Way of Chuang Tzu (New Directions, James Laughlin, New York 1965). Ma essa è tanto in armonia con lo spirito della storia che credo che lo stesso Zhuang Zi non abbia nulla in contrario a incorporarla nel suo racconto.
Sul tema vita e morte vedi anche Viaggiatori smarriti e Il cardine del Dao .
La ricerca dell'immortalità è uno dei temi fondamentali del pensiero magico cinese.
Mitico imperatore dell'antichità (datazione tradizionale 2257-2208 a.C.), successore di Yao. Rappresenta l'ideale di governo dei filosofi confuciani.

