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F. David Peat

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Tao: I Racconti della via

Shantena Augusto Sabbadini

 

§ LO SPIRITO DELLA VALLE

La comprensione più profonda non è simile a un picco, ma a una valle. La natura della realtà ultima è più femminile che maschile. Il saggio non si pone al di sopra delle cose, ma al di sotto. In questo modo egli diviene ‘un ruscello per il mondo' e ‘ritorna allo stato dell'illimitato'.

*Il femminile misterioso

Lo spirito della valle non muore mai.

È il femminile misterioso.

La porta del femminile misterioso

è la radice del cielo e della terra.

Tenue come una ragnatela,

ha appena un soffio di esistenza.

Eppure il suo uso è inesauribile.

(Lao Zi, 6)

*Umiltà

Conosci il maschile, ma attieniti al femminile

e sii un ruscello per il mondo.

Essere un ruscello per il mondo

è seguire il cammino della virtù eterna

e ritornare alla condizione del neonato.

Conosci il puro, ma attieniti all'impuro

e sii un esempio per il mondo.

Essere un esempio per il mondo

è seguire il cammino della virtù impeccabile

e ritornare allo stato dell'illimitato.

Conosci il sublime, ma attieniti all'umile

e sii una valle per il mondo.

Essere una valle per il mondo

è seguire il cammino della virtù sufficiente

e ritornare alla semplicità del legno grezzo.

Quando il legno grezzo viene tagliato

diventa utili strumenti.

Quando il saggio viene utilizzato

diventa la guida dello stato.

Perciò ‘un grande sarto taglia poco'.

(Lao Zi, 28)

*La Madre del mondo

L'inizio di tutte le cose sotto il cielo

possiamo chiamarlo la Madre del mondo.

Conosci la Madre per comprendere le creature;

comprendi le creature per ritornare alla Madre

e non essere toccato dalla morte.

Chiudi i passaggi, sbarra le porte

e fino alla fine resterai inesauribile.

Apri i passaggi, moltiplica le attività

e fino alla fine nulla ti sarà d'aiuto.

Vedere il piccolo è il discernimento.

Attenersi al debole è la forza.

Usa la luce esterna per ritornare alla luce interna

e salvati da ogni danno.

Questo si chiama ‘coltivare l'eterno'.

(Lao Zi, 52)


§ TRASFORMAZIONI

Chi siamo? In che misura possiamo penetrare la realtà di un altro essere? Le cose sono più misteriose di quel che ordinariamente ci appaiono. Il primo passo verso il mistero è renderci conto della relatività della nostra immagine del mondo.

*Il sogno di Zhuang Zi

Una volta Zhuang Zi sognò di essere una farfalla, una farfalla che svolazzava quà e là spensierata. Non sapeva di essere Zhuang Zi. Improvvisamente si svegliò ed ecco che era di nuovo Zhuang Zi. Ma ora non sapeva più se era Zhuang Zi che aveva sognato di essere una farfalla oppure se era la farfalla che stava sognando di essere Zhuang Zi. Eppure fra Zhuang Zi e una farfalla deve pur esserci una differenza! Questa è detta la ‘trasformazione delle cose'.

(Zhuang Zi, II)

*La felicità dei pesci

Zhuang Zi e Hui Zi camminavano lungo la diga del fiume Hao. Zhuang Zi disse: “Guarda i pesci come guizzano! Questa è la loro felicità.”

Hui Zi rispose: “Tu non sei un pesce. Come sai cosa fa felici i pesci?”

Zhuang Zi soggiunse: “Tu non sei me. Come sai che non so cosa fa felici i pesci?”

Hui Zi disse: “Se, non essendo te, non posso sapere che cosa sai, di conseguenza tu, non essendo un pesce, non puoi sapere cosa li fa felici.”

Zhuang Zi rispose: “Un momento, ritorniamo alla tua domanda. Tu mi hai chiesto come so cosa fa felici i pesci. Perciò sapevi già che lo so. Riconosco la loro felicità nella mia, camminando lungo lo stesso fiume.”

(Zhuang Zi, XVII)

*Proiezione

Un uomo aveva perso la sua ascia. Sospettò del figlio del vicino e si mise a osservarlo. La sua andatura era furtiva, l'espressione del viso era furtiva, il suo modo di parlare era furtivo. Ogni suo movimento, tutto il suo essere tradiva inequivocabilmente il ladro di asce.

Poco tempo dopo, scavando nell'orto, l'uomo ritrovò la sua ascia. L'indomani si imbatté nuovamente nel figlio del vicino. I movimenti del ragazzo, tutto il suo essere non avevano più nulla di furtivo.

(Lie Zi, VIII)


§ SEMPLICITÀ

Ritornando alla sorgente, il saggio diventa ‘semplice come legno grezzo'. Lascia cadere ogni decorazione della personalità, ogni pretesa di virtù o conoscenza. Un uomo cosiffatto non è facilmente compreso: ‘tutti sono chiari e intelligenti, io solo sono oscuro e confuso'. Ma la sua oscurità è profondità e questo blocco di legno grezzo contiene in potenza tutti gli utensili.

*Il nutrimento della Madre

Abbandona il sapere e metti fine alla sofferenza.

Che differenza c'è fra il sì e il no?

Che differenza c'è fra il buono e il cattivo?

Dovrei anch'io temere ciò che gli altri temono?

Che follia!

Tutti sono gioiosi e eccitati,

come a un banchetto sacrificale

o nel salire a una terrazza in primavera.

Io solo sono inerte e non do alcun segno,

come un neonato che non sorride ancora.

Perduto! come chi non appartiene a nessun luogo.

Tutti hanno più di quanto occorre loro,

io solo sembro non aver nulla.

La mia è la mente di un idiota, ottusa e vuota!

Tutti sono chiari e intelligenti,

io solo sono oscuro e confuso.

Tutti sono acuti e sicuri di sé,

io solo sono incerto e caotico.

Senza forma! come l'oceano.

Inafferrabile! come il vento errante.

Tutti seguono i solchi tracciati,

io solo sono ostinato e villano.

Io solo sono diverso

perché ho caro il nutrimento della Madre.

(Lao Zi, 20)

*Come un neonato

Il saggio non ha una mente propria:

fa propria la mente della gente.

Sono buono con il buono, ma anche con il cattivo,

così ottengo bontà.

Ho fiducia in chi è sincero, ma anche in chi è bugiardo,

così ottengo sincerità.

Nei suoi rapporti con il mondo il saggio

è come un uomo paralizzato dallo stupore;

per amore del mondo ottunde la sua intelligenza.

Tutti aguzzano la vista e tendono le orecchie;

il saggio sorride soltanto come un neonato.

(Lao Zi, 49)

*L'armonia perfetta

Colui che ha raggiunto la pienezza della virtù

è simile a un neonato.

Insetti e rettili non lo pungono,

le fiere non lo mordono,

gli uccelli rapaci non lo afferrano coi loro artigli.

Le sue ossa sono morbide, i suoi muscoli deboli,

ma la sua presa è salda.

Non conosce ancora l'unione del maschio e della femmina,

ma il suo organo è eretto.

La sua energia vitale è all'apice.

Può urlare tutto il giorno senza diventare rauco.

La sua armonia è perfetta.

Comprendere questa armonia vuol dire

comprendere l'eterno.

Comprendere l'eterno è saggezza.

Riempire la vita fino all'orlo è sciagura.

Il controllo della mente sul respiro è rigidità.

Il vigore è necessariamente seguito dal declino.

Tutto questo è contrario al Dao

e ciò che è contrario al Dao ben presto perisce.

(Lao Zi, 55)

*Il vero uomo

Che cos'è un ‘vero uomo'? I veri uomini di un tempo non rifiutavano la povertà e non cercavano la ricchezza. Non facevano progetti. Se sbagliavano, non avevano rimpianti. Se riuscivano, non se ne inorgoglivano. Perciò potevano scalare dirupi senza provare vertigini, immergersi nell'acqua senza bagnarsi, camminare fra le fiamme senza bruciarsi. La loro comprensione si estendeva fino al Dao.

I veri uomini di un tempo dormivano senza sogni e si svegliavano senza ansia. Il loro cibo era semplice e il loro respiro profondo. Il vero uomo respira con i talloni, gli uomini comuni solo con la gola. Offesi, gettano fuori parole come vomito. Si immergono nelle loro passioni e restano alla superficie dei doni del cielo.

I veri uomini di un tempo non conoscevano né la voglia di vivere né la paura di morire. Entravano nella vita senza entusiasmo e ne uscivano senza riluttanza. Venivano e se ne andavano senza cerimonie. Non dimenticavano la loro origine, né si preoccupavano della loro destinazione. Ricevevano con gioia qualsiasi cosa la vita offrisse loro e se ne dimenticavano quando la vita se lo riprendeva. Non opponevano la mente al Dao, né cercavano di sostituire i disegni umani a quelli celesti. Questo è ciò che chiamo un ‘vero uomo'.

La sua mente è libera dai pensieri, il suo volto è calmo, la sua fronte è serena. È fresco come l'autunno e tiepido come la primavera. È naturale nella gioia e nell'ira come le quattro stagioni. È in armonia con tutte le cose senza attenersi ad alcuna regola fissa.

(Zhuang Zi, VI)

*Umano e non umano

Nie Que interrogava Wang Ni. Per quattro volte gli rivolse una domanda e quattro volte Wang Ni rispose che non sapeva. Questo provocò in Nie Que una grande allegria e saltando di gioia andò a riferilo a Pu Yi Zi. Pu Yi Zi disse: “Lo scopri solo ora? L'imperatore Shun non era all'altezza dell'imperatore Tai. L'imperatore Shun si serviva della benevolenza per conquistare gli uomini. Ma per lui vi era pur sempre una distinzione fra umano e non umano. L'imperatore Tai si coricava in pace e a cuor leggero e si svegliava con occhi limpidi e vuoti. A volte pensava di essere un cavallo, altre volte una mucca. La sua comprensione era autentica, la sua virtù genuina. Andava al di là della distinzione fra umano e non umano.”

(Zhuang Zi, VII)

*La tartaruga

Zhuang Zi stava pescando nel fiume Pu con la sua canna di bambù, quando arrivarono due funzionari del re di Chu a comunicargli che il re aveva deciso di affidargli l'amministrazione del regno.

Zhuang Zi continuò a pescare senza voltarsi. Disse: “Ho udito che nel tempio degli antenati di Chu c'è una tartaruga sacra, morta tremila anni fa. Il re la venera e la tiene avvolta in un panno di seta e racchiusa in un prezioso tabernacolo. Cosa pensate, che questa tartaruga sia contenta di essere morta e di essere una sacra spoglia, avvolta da nuvole di incenso e onorata per tremila anni, o che preferirebbe essere una semplice tartaruga viva, che trascina la sua coda nel fango?”

“Preferirebbe essere viva e trascinare la sua coda nel fango,” risposero i due funzionari.

“Andate,” disse Zhuang Zi, “e lasciatemi trascinare la mia coda nel fango in pace.”

(Zhuang Zi, XVII)

*L'ubriaco

Quando un ubriaco cade da un carro in corsa non si ferisce. Le sue ossa e giunture sono come quelle di chiunque altro, ma la sua caduta è diversa perché il suo spirito è integro. Non sa di trovarsi su un carro, non sa di cadere dal carro. Vita e morte, allarme e terrore non lo toccano. Perciò incontra gli ostacoli senza paura e senza danno.

Se il vino può offrire questa integrità, a quanto maggior ragione il Dao del cielo! Il saggio è avvolto nel Dao del cielo, perciò nulla può ferirlo.

(Zhuang Zi, XIX)

*Ciò che è unito dal cielo

Confucio disse al maestro Sang Hu: “Due volte mi hanno cacciato dal paese di Lu. A Song hanno tagliato l'albero sotto il quale mi ero seduto. A Wei non posso più mettere piede. A Shang e Zhou ho incontrato gravi problemi. Sono rimasto bloccato fra Chen e Cai. Oltre a tutte queste sciagure, i miei parenti si allontanano da me e i miei amici e discepoli se ne vanno uno dopo l'altro. Perché accade tutto ciò?”

Sang Hu rispose: “Hai mai sentito parlare della caduta del paese di Jia? Lin Hui fuggì gettando via un disco di giada che valeva mille misure d'oro e legandosi in spalla il figlio neonato.

Qualcuno gli disse: ‘Considera la cosa da un punto di vista economico. Sicuramente questo bambino vale meno del disco di giada! Oppure considera la cosa dal punto di vista del fastidio. Sicuramente il bambino crea molti più problemi. Perché allora getti un disco di giada che vale mille misure d'oro e porti con te nella fuga un neonato?'

Lin Hui rispose: ‘Io e il disco di giada eravamo uniti dall'interesse, io e il bambino siamo uniti dal cielo. Quando il pericolo, l'oppressione, la disgrazia o la sofferenza colpiscono, ciò che è unito soltanto dall'interesse si separa. Ma ciò che è unito dal cielo si unisce più strettamente. Queste due cose sono molto diverse fra loro.'

L'amicizia del saggio è insipida come l'acqua; quella dell'uomo comune è dolce come il vino novello. Ma l'insipidità della prima porta all'affetto, la dolcezza della seconda alla repulsione. Coloro che si uniscono senza alcuna ragione particolare non hanno alcuna particolare ragione per dividersi.”

(Zhuang Zi, XX)

*Fiducia

C'era un uomo della famiglia Fan, di nome Zi Hua, molto abile nel crearsi una reputazione e capace di mettere l'intero paese al suo servizio. Godeva del favore del principe e, benché non ricoprisse alcun incarico, sedeva alla destra dei tre ministri. Chiunque egli avesse in simpatia faceva carriera; chiunque egli disprezzasse andava in rovina. La sua sala delle udienze era gremita quanto quella di corte. Zi Hua amava suscitare dispute fra i gli sciocchi e i sapienti e fra i deboli e i forti e non si curava se qualcuno veniva ferito in sua presenza. Si divertiva anzi in questo modo giorno e notte, al punto che ciò divenne quasi un'abitudine del paese.

Due fra i principali accoliti della famiglia Fan, trovandosi a viaggiare in una regione sperduta, si fermarono a trascorrere la notte nella capanna di un vecchio contadino di nome Shang Qiu Kai. Durante la notte i due parlavano fra loro della fama e del potere di Zi Hua, dicendo come egli potesse tramutare i vivi in morti e i morti in vivi, i ricchi in poveri e i poveri in ricchi. Il vecchio contadino, che aveva sempre vissuto in profonda miseria, accovacciato sotto la finestra ascoltava la loro conversazione.

Il mattino dopo Shang Qiu Kai si procurò dei viveri, li mise in un paniere e si mise in cammino verso il palazzo di Zi Hua. I cortigiani di Zi Hua erano tutte persone di mondo, che portavano vestiti di seta e viaggiavano su grandi carrozze o passeggiavano con noncuranza e con aria altera. Vedendo Shang Qiu Kai, che era vecchio e debole, con il viso bruciato dal sole e i vestiti e il berretto logori, si misero a disprezzarlo e deriderlo, a dargli spintoni, a menarlo a destra e a sinistra, a dargli manate sulla schiena e fargli subire ogni sorta di angherie. Ma Shang Qiu Kai non fece mostra della benché minima irritazione e dopo un po' i compagni di Zi Hua si stancarono del gioco.

Un giorno salirono su un'alta terrazza e Shang Qiu Kai era con loro. Uno della compagnia disse per scherzo: “Cento pezzi d'oro a chi salta giù di qui!” Tutti applaudirono ridendo. Ma il vecchio contadino prese la cosa sul serio e si offrì di lanciarsi per primo. Saltò giù dalla terrazza e, planando nell'aria come un uccello, si posò al suolo senza rompersi le ossa né farsi un graffio. Gli altri pensarono che si trattasse di un caso fortunato e non si soffermarono sulla cosa.

Ma un altro giorno, per metterlo alla prova ulteriormente, qualcuno indicò un punto profondo in un'ansa del fiume e disse: “C'è una perla preziosa sul fondo. Se qualcuno riuscisse a immergersi fin laggiù, sarebbe sua.” Immediatamente Shang Qiu Kai si gettò nell'acqua. E quando tornò a galla aveva davvero una perla in mano. Questa volta i compagni di Zi Hua cominciarono ad avere dei dubbi e lo stesso Zi Hua gli fece servire un buon pasto e gli regalò un vestito di seta.

Poco dopo scoppiò un incendio nei magazzini di casa Fan. Zi Hua disse a Shang Qiu Kai: “Se riesci a passare fra le fiamme e a salvare un po' dei miei broccati sarai ricompensato in proporzione.” Shang Qiu Kai accettò senza esitare. Entrò e uscì dalla fornace senza subire alcuna ustione e senza neppure venire annerito dal fumo.

I cortigiani ora si convinsero che Shang Qiu Kai possedesse il Dao. Perciò si scusarono con lui, dicendogli: “Non sapevamo, maestro, che tu possedessi il Dao. Nella nostra ignoranza abbiamo riso di te. Non sapevamo che tu fossi un uomo divino e ti abbiamo offeso. Siamo davanti a te come degli sciocchi, dei ciechi, dei sordi. Permettici di chiederti qual'è il tuo segreto.”

“Non ho nessun segreto,” rispose Shang Qiu Kai. “Non so come tutto questo sia successo. Lasciate che vi racconti una cosa. Alcuni giorni fa ho sentito due di voi, che passavano la notte nella mia capanna, parlare della potenza e della fama di Zi Hua e dire come egli potesse tramutare i vivi in morti e i morti in vivi, i ricchi in poveri e i poveri in ricchi. Lo credetti in piena innocenza e per questo mi feci coraggio e intrapresi il lungo viaggio fin qui. E, arrivato qui, credetti ciecamente a tutto ciò che dicevano le vostre signorie. Temevo solo di non prendere abbastanza sul serio le vostre parole e di non esserne all'altezza. Dimenticai completamente di pensare alla mia sicurezza e a ciò che poteva giovarmi o danneggiarmi. Ero totale in ciò che facevo e per questo nessuna cosa esterna mi appariva ostile. Questo è tutto. Solo ora capisco che le vostre signorie si facevano beffe di me. Ora il mio cuore è agitato dal dubbio e dalla paura e tutto ciò che vedo e odo mi turba. Provo angoscia pensando a come sono miracolosamente scampato all'acqua e al fuoco e non so come oserò mai più avvicinarmi a questi elementi.”

Dopo questi avvenimenti i compagni di Zi Hua non osarono più offendere i mendicanti o i veterinari erranti che incontravano sulla strada. Scendevano dai loro carri e li salutavano con un inchino.

Quando Zai Wo udì questa storia, la riferì a Confucio. “Non lo sapevi?” disse Confucio. “L'uomo che ha una fiducia totale fa sì che tutto gli risponda. Muove il cielo e la terra, tocca i demoni e gli spiriti, attraversa i sei angoli del mondo e nulla gli resiste. Credi che possa solo affrontare precipizi e salvarsi dal fuoco e dall'acqua? Shang Qiu Kai aveva fiducia in una menzogna eppure nulla poteva fermarlo. Pensa, mio caro, cosa dev'essere possibile quando c'è sincerità da ambo le parti!”

(Lie Zi, II)

*Uomini e animali

Un essere può possedere la stessa coscienza degli uomini senza avere aspetto umano, oppure può avere aspetto umano senza possedere la stessa coscienza. Il saggio bada all'identità della coscienza, l'uomo comune all'identità della forma. L'uomo comune si sente vicino a chi ha lo stesso suo aspetto, mentre respinge come estraneo tutto ciò che è diverso.

Un essere che ha uno scheletro alto sei piedi, che ha mani e piedi, del pelo sulla testa, due file di denti in bocca e cammina in posizione eretta viene detto un uomo. Eppure può avere la mente di una bestia. Ma anche in tal caso è accettato come uno di noi perché ha lo stesso nostro aspetto.

Un essere che abbia ali sui fianchi, corna sulla testa, denti separati e artigli prominenti, che voli nell'aria o cammini a quattro zampe viene detto un animale. Ma anche un animale può avere una mente umana. Ciononostante, sarà sentito come diverso perché ha una forma diversa.

Fu Xi, Nü Gua, Shen Nong e gli imperatori della dinastia Xia avevano corpo di serpente e faccia umana, o testa di toro o muso di tigre. Non avevano aspetto umano, ma avevano la virtù di grandi saggi. Gli imperatori Jie della dinastia Xia e Zhou della dinastia Shang , il duca Huan di Lu e il re Mu di Chu condividevano con gli altri uomini lo stesso aspetto e le stesse sette aperture nella testa, ma la loro mente era di bestie. La gente comune che discrimina in base alla forma esteriore è non troverà mai la perfetta saggezza.

Quando l'Imperatore Giallo si batté contro Yan Di nella pianura di Fan Quan, la sua avanguardia era composta di orsi, lupi, leopardi e tigri e i suoi alfieri erano aquile, fagiani, falchi e sparvieri. Comandava agli animali con la forza. Quando Yao fece di Kui il suo maestro di musica, questi batteva le pietre musicali e tutti gli animali si univano alla danza; suonava il flauto nove volte e la fenice arrivava volteggiando nell'aria. Attirava gli animali con la musica.

In che modo dunque la mente degli animali è diversa da quella degli uomini? Poiché differiscono da noi per la forma e per la voce, non conosciamo l'arte di comunicare con loro. Ma i saggi conoscono e comprendono e perciò sanno attirarli e comandarli.

Per molti versi la mente delle bestie è simile a quella dell'uomo. Cercano come noi di conservarsi in vita e in questo non hanno nulla da imparare dagli uomini. I maschi e le femmine si accoppiano, i piccoli e le madri stanno insieme; evitano i terreni aperti e sanno rifugiarsi in luoghi inaccessibili; evitano il freddo e cercano il caldo; vivono in branco e si spostano in gruppi, con i piccoli al centro e gli adulti intorno. Si abbeverano insieme e si chiamano a vicenda quando trovano del cibo. All'inizio dei tempi uomini e animali vivevano insieme e camminavano gli uni accanto agli altri. Al tempo dei Cinque Imperatori e dei Tre Re per la prima volta gli animali cominciarono a temere l'uomo e a disperdersi. Ai giorni nostri essi si nascondono e fuggono per evitare di soffrire.

Ancor oggi, nel paese orientale di Jie, ci sono molti che capiscono il linguaggio degli animali domestici. Questo è possibile anche con la nostra conoscenza limitata. I divini saggi dei tempi antichi conoscevano le particolarità di tutti gli esseri e sapevano interpretare i versi di tutte le specie; li raccoglievano in assemblea e impartivano loro insegnamenti, come se fossero stati esseri umani. Dapprima convocavano gli spiriti e i demoni, poi gli esseri umani delle otto direzioni e infine convocavano gli uccelli, i quadrupedi, gli anfibi e gli insetti. Questo significa che non ci sono grandi differenze di mente e coscienza fra le varie specie. Sapendo ciò, i divini saggi prodigavano il loro insegnamento a tutti gli esseri, senza ometterne alcuno.

(Lie Zi, II)

*Smuovere le montagne

I monti Tai Xing e Wang Wu occupano una superficie di settecento miglia quadrate e sono alti settecentomila piedi. In origine si ergevano fra Ji Zhou a nord e He Yang a sud. Presso il monte settentrionale viveva un uomo dallo spirito semplice che aveva quasi novant'anni. La sua casa era proprio di fronte alla montagna. Lo irritava che la catena montuosa ostruisse la valle. Perciò chiamò a raccolta la famiglia e fece loro una proposta: “Cosa ne pensate di unire le nostre forze per spianare questi ostacoli e liberare il passaggio verso il sud del paese e verso la riva meridionale del fiume Han?”

Tutti furono d'accordo. Solo sua moglie espresse dei dubbi: “Non hai neanche la forza per sollevare un mucchietto di terra, come vuoi livellare i monti Tai Xing e Wang Wu? E comunque, dove metteresti tutta questa terra e questi massi?”

Tutti quanti risposero: “Li verseremo nel golfo di Zhi Li, a nord del paese nascosto”.

L'uomo raccolse figli e nipoti e si misero all'opera. Tutti insieme rompevano i massi e scavavano la terra, che trasportavano in cesti fino al golfo di Zhi Li. I loro vicini, una vedova e il figlio che stava ancora perdendo i denti da latte, lasciarono la loro casa per venire ad aiutarli.

Tornarono a casa soltanto quando l'estate stava già cedendo il passo all'inverno. Presso la curva del fiume viveva un vecchio saggio che rideva della follia dell'uomo dall'animo semplice e cercava di dissuaderlo: “Come puoi essere così dissennato? Con le forze che ti restano nella tua età decrepita sei a stento capace di strappare un filo d'erba della montagna e vuoi strapparne la terra e le rocce?”

“Certo la tua mente è ostinata,” disse l'uomo dall'animo semplice, “troppo ostinata perché io possa convincerti. Vedi questo bambino, il figlio della vedova? Quando io morirò, lui e i miei figli ci saranno ancora. Ed essi avranno dei figli e dei nipoti, che a loro volta avranno dei figli e dei nipoti, da cui nasceranno altri figli e nipoti. Le generazioni continueranno a succedersi. Qual'è la difficoltà nello spianare la montagna, che, da parte sua, non aumenta?”

Il vecchio saggio non seppe cosa rispondere.

Gli spiriti serpenti della montagna udirono tutto questo ed ebbero paura che l'impresa fosse davvero portata a termine. Perciò riferirono la cosa al Supremo, il quale fu commosso dalla fiducia dell'uomo dall'animo semplice. Egli ordinò a due geni di caricarsi le montagne sulle spalle e deporle una a Shuo Dong, l'altra a Yong Nan. Da allora nessuna montagna ostruisce più il passaggio fra Ji Zhou e la riva meridionale del fiume Han.

(Lie Zi, V)

Sulla miracolosa immunità della persona che è in armonia con il Dao vedi anche Il vero uomo , L'ubriaco , Fiducia , Muoversi nell'acqua , La capacità di non fare .

L'imperatore Tai è Fu Xi, il leggendario primo imperatore e mitico fondatore della civiltà cinese. A lui sono attribuite molte invenzioni, fra cui quelle della scrittura, del contare, dei rituali, della cucina e dei trigrammi dell' I Ching .

Mitici imperatori di una remota antichità.

La dinastia Xia (datazione tradizionale 2207-1766 a.C.) sta a cavallo fra mito e storia; la dinastia Shang è la prima dinastia storica (circa 1765-1123 a.C.). Jie e Zhou sono i tirannici ultimi imperatori di queste due dinastie.

I ‘Cinque Imperatori' appartengono all'antichità mitica. I ‘Tre Re' sono i fondatori delle tre dinastie Xia, Shang e Zhou (1122-256 a.C.).

continuare

 
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